Il Piano, attraverso un approccio integrato e orizzontale, mira a tre priorità trasversali, perseguite in tutte le missioni:
- parità di genere
Significa realizzare una piena parità di accesso economica e sociale della donna mettendo la parità di genere come criterio di valutazione di tutti i progetti (gender mainstreaming) e promuovendo una strategia integrata di riforme, istruzione e investimenti in infrastrutture sociali e servizi di supporto.
Per colmare le differenze fra uomini e donne a livello mondiale in campo sanitario, economico, dell'istruzione e della partecipazione politica, il Global Gender Gap Report 2020 del World Economic Forum, ha stimato che potrebbero volerci quasi 100 anni, che salgono a 257 anni per la partecipazione e le opportunità economiche. Il cosiddetto "gender gap" è ancora fermo al 68,6% (dove 100% indica la parità raggiunta).
L'Italia finisce 76a su 153 Paesi analizzati e 17a in Europa su 20, con un gender gap del 70,7%. La pecca più grave, nel nostro Paese, è il "divario retributivo" (125° posto su 153). Questo indicatore di genere tiene conto dei tre principali svantaggi affrontati dalle donne: retribuzione oraria inferiore; meno ore di lavoro retribuito; minore tasso di occupazione (da noi resta fra i più alti al mondo (11,1%), benché le donne lavoratrici siano aumentate del 10,1% in dieci anni).
Diversamente, la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, secondo la ricerca del World Economic Forum, farebbe crescere il Pil mondiale fino al 35%, e in Italia si tradurrebbe in una crescita di oltre mezzo punto l'anno.

- Giovani
Significa garantire la piena partecipazione dei giovani alla vita culturale, economica e sociale del Paese, innanzitutto investendo sul loro futuro in termini di istruzione e ricerca e intervenendo con politiche atte a incrementare il livello di occupazione giovanile nel breve e nel lungo periodo.
Secondo Eurostat, nella fascia di età tra 20-34 anni, l’Italia è il Paese con il più alto numero di NEET (Not in Education, Employment or Training) dell’Unione europea, il 27,8 per cento contro una media Ue del 16,4 per cento. Dati che si sommano a quelli sulla disoccupazione.
L’Italia, con questo Piano, ha raccolto l’invito dell’Ue relativamente all’esigenza di prestare maggiore attenzione alle politiche attive del lavoro giovanili, affinchè le nuove generazioni entrino nel mercato del lavoro rapidamente, passando dall’istruzione alla professionalizzazione.

- Sud e riequilibrio territoriale
Significa ridurre i divari territoriali e liberare il potenziale inespresso di sviluppo del Mezzogiorno, massimizzando nelle Linee di intervento di ciascuna Missione, i progetti volti al perseguimento dell’obiettivo, che vale anche come criterio prioritario di allocazione territoriale degli interventi.
La qualità delle riforme strutturali associate agli investimenti per i territori potranno generare valore e crescita. E, a testimonianza dell’attenzione al tema del riequilibrio territoriale, il 40% delle risorse territorializzabili del Piano, sono destinate al Mezzogiorno.
Interventi sistemici la cui portata economica e sociale e i cui effetti sullo sviluppo vanno ben al di là dell’orizzonte dei cinque anni previsti per la loro realizzazione.
