5 luglio 2026 - Intervista che il ministro Salvini ha rilasciato a "Il Sole 24 Ore" dal titolo «Su bacini e reti idriche finanziati progetti per 6 miliardi» di Giorgio Dell'Orefice.
Un inverno e una primavera piovosi non hanno messo al riparo l'Italia dalla , siccità e dall'emergenza v idrica che oggi sta attanagliando il Nord. Lo scorso anno ad essere in difficoltà erano le regioni del Mezzogiorno. Il tutto sembra avvenire sulla scorta della pura casualità e senza una strategia. Di fatto, il sistema oggi in funzione è in grado di trattenere, in media, appena l'11% dell'acqua che ogni anno arriva con le precipitazioni. Su questo tema nel Governo si sente più spesso la voce del ministero dell'Agricoltura e di quello dell'Ambiente e meno quella del dicastero effettivamente competente. «Sappiamo che dobbiamo confrontarci - spiega il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini - con una realtà che ci pone di fronte a scarsità idrica ed eventi estremi. Per questo è necessario passare da una logica emergenziale a una strategia strutturale, fondata su programmazione, investimenti e realizzazione delle opere necessarie. Come Mit abbiamo assegnato risorse a tutte le regioni, da Nord a Sud. In Veneto abbiamo assegnato risorse per oltre 400 milioni, in Lombardia quasi 600, in Emilia-Romagna quasi 500 milioni e in Sicilia circa 1,5 miliardi. È una sfida che riguarda la competitività del Paese e la qualità della vita delle prossime generazioni».
Una priorità che è stata chiara fin dall'inizio del suo mandato?
Fin dai primi giorni in questo dicastero, ho voluto pianificare, programmare e monitorare gli investimenti sulle grandi infrastrutture idriche. Parliamo di invasi, dighe, grandi adduzioni, sistemi di approvvigionamento primario e interventi strategici per la sicurezza delle reti, che servono non solo per l'agricoltura ma anche per l'uso civile e industriale. II mio compito è quello di garantire una visione unitaria e nazionale delle opere necessarie, superando la frammentazione che per molti anni ha caratterizzato il settore. Non ci occupiamo della gestione quotidiana del servizio idrico, ma delle infrastrutture che consentono al sistema di funzionare in modo sicuro ed efficiente. Per questo il Mit, sotto la mia direzione, ha approvato la prima pianificazione in ambito idrico.
Oggi, come ricordato dall'Anbi, l'associazione dei consorzi di bonifica, ad essere effettivamente "a terra" sono i progetti previsti e finanziati dal Pnrr che, però, sono datati. Mentre stentano a decollare quelli, più innovativi, approvati e finanziati nell'ambito del PNISSI (Piano Nazionale di Interventi Infrastrutturali e per la Sicurezza nel Settore Idrico). Cosa manca per farli partire?
La prima sfida è accelerare la realizzazione delle opere. In alcuni casi le difficoltà non riguardano la disponibilità delle risorse, ma aspetti autorizzativi, progettuali o amministrativi. Per questo il Mit non si limita ad assegnare i fondi, ma svolge un'intensa attività di monitoraggio e accompagnamento dei soggetti attuatori. Il mio obiettivo è trasformare rapidamente gli investimenti in cantieri, opere completate e servizi migliori per cittadini e imprese. Continuo ad essere convinto che l'Italia del futuro, sia l'Italia di chi dice sì, non di chi dice no a tutto. Aggiungo che con le risorse nazionali abbiamo finanziato il primo stralcio attuativo del PNISSI; ad oggi sono stati convenzionati con i soggetti attuatori 64 interventi e sono stati assunti impegni finanziari per oltre 700 milioni. Questi interventi sono a tutti gli effetti iniziati.
In Veneto tra marzo e maggio si sono persi un milione di metri cubi d'acqua che sono defluiti in mare e oggi si soffre la siccità. Un lusso che non d possiamo più permettere. Per questo motivo, il segretario generale della Coldiretti, Vincenzo Gesmundo, ha detto che, pur approvando la realizzazione del Ponte sullo Stretto, in questo momento la priorità del Paese è l'adeguamento della rete di infrastrutture idriche.
Realizzare il Ponte non significa non fare altre opere, anzi. È l'esatto contrario. Durante il mio mandato stiamo realizzando investimenti sulle infrastrutture idriche attuati congiuntamente al progetto del Ponte. Attualmente risultano 733 interventi programmati, sostenuti da finanziamenti nazionali o comunitari, per quasi 6 miliardi . A questi si aggiungono ulteriori 150 interventi in fase di progettazione o con avvio dei lavori previsto nel breve termine, per un valore di circa 1,6 miliardi di euro, finanziati dal ministero per oltre i,i miliardi. Si tratta di un portafoglio molto rilevante di opere distribuite sull'intero territorio nazionale. Dietro i numerici sono opere che stanno cambiando il volto del sistema idrico nazionale. Alcune tra le più significative sono seguite direttamente da Commissari straordinari che hanno il compito di accelerare le procedure.
A lei, che è un politico di lungo corso, vorremmo sottoporre un tema cruciale sulle infrastrutture idriche: la sensazione è infatti che i lavori spesso non partano perché II ritorno in termini di consenso è quasi nullo. Difficile che gli elettori colgano i benefici di questi investimenti sia nel medio che nel lungo periodo. Come se ne esce ?
Ha colto un problema reale che ci penalizza. Parte del nostro lavoro, come detto, è diretto alla pianificazione e alla programmazione, fasi non percepite immediatamente dai cittadini, ma l'acqua dal rubinetto esce perché c'è chi si occupa di questo. Non sarei un bravo amministratore semi occupassi solo di ciò che mi dà un ritorno in termini di visibilità; pensi anche ai treni: da quando sono al ministero ho investito oltre 40 miliardi e aperto 6mila cantieri per lasciare agli italiani una linea ferroviaria all'avanguardia. Spiace che ci sia chi strumentalizza, per meri fini politici. Se per avere un Paese migliore devo andare controcorrente, lo faccio a testa alta.
Dopo l'accelerazione delle dimissioni di Donnarumma dal vertice di Fs, si attende la nomina del successore e i rinnovi delle controllate. Che tempi prevede? Sarà Gianpiero Strisciuglio il nuovo Ad?
Le nomine spettano al consiglio di amministrazione di Ferrovie dello Stato, immagino che si pronuncerà entro la fine del mese. Per rispetto delle procedure e dell'autonomia della società non commento indiscrezioni o nomi, ma sono certo che la scelta ricadrà su una figura di grande competenza e di alto profilo. L'obiettivo è garantire continuità e proseguire il grande lavoro di ammodernamento della rete ferroviaria.
In queste settimane si moltiplicano i ritardi dei treni e si annuncia un'estate tribolata per i viaggiatori pervia dei cantieri dell'Alta Velocità. Quando torneremo ad avere treni che partono e arrivano in orario?
Stiamo realizzando il più grande piano di investimenti ferroviari della storia della Repubblica, con circa 1.300 cantieri aperti e garantendo comunque una puntualità - certificata dai dati - superiore agli anni precedenti e in linea con gli anni pre-Covid. È inevitabile che interventi così estesi comportino qualche disagio temporaneo, ma servono a recuperare decenni di ritardi e a consegnare agli italiani una rete più moderna, sicura ed efficiente.
Continuano a circolare voci sul suo desiderio di concludere la legislatura al ministero dell'Interno lasciando II Mit. Confrontarsi con criminali e mafiosi è davvero da preferire alla lotta per sbloccare le infrastrutture?
Attualmente mi sto occupando di trasporti, infrastrutture, lavori pubblici e casa e l'amico Matteo Piantedosi sta facendo un ottimo lavoro. Chi continua ad alimentare questa voce giornalistica probabilmente ricorda che, quando ero al Viminale, abbiamo contrastato con fermezza l'immigrazione clandestina e i trafficanti di esseri umani, azzerando gli sbarchi. Quella scelta mi è costata sei annidi processo, condusosi con una piena assoluzione. Oggi sappiamo che difendere i confini italiani non solo è legittimo, ma è un dovere. Io continuo a fare il ministro delle Infrastrutture con lo stesso spirito: lavorare, aprire cantieri e realizzare opere che l'Italia aspetta da decenni.