Triplicate le corse aggiuntive i trasporti pronti per la ripresa

Intervista del ministro Giovannini rilasciata a “La Stampa”
trasporto pubblico

10 settembre 2021 – Si riporta il testo dell’intervista che il ministro Enrico Giovannini ha rilasciato a Paolo Baroni de “La Stampa”.

Pronti a reggere la riapertura delle scuole e la ripresa di tutte le attività». Il ministro Giovannini, sulla base del lavoro fatto con le Regioni, è fiducioso che, in generale, le cose andranno meglio dell’anno scorso. «In questi ultimi mesi è stato fatto tanto — spiega -. I servizi aggiuntivi nel campo dei trasporti locali sono più che triplicati rispetto ad un anno fa, molte grandi città hanno differenziato gli orari delle scuole, in alcuni casi degli uffici e dei negozi», e la «linea diretta» coi tavoli prefettizi, a partire dalle grandi città, consente di monitorare le criticità su cui intervenire a valere sugli ingenti fondi dati alle Regioni», assicura. «In un anno non è cambiato nulla? Fermo restando che delle criticità a livello locale possano sempre emergere, nonostante tutto quello che le Regioni hanno previsto, chi dice così deve trovare dei dati che smentiscano il fatto. Come ha detto anche il presidente del Consiglio in conferenza stampa, questo governo ha fatto tantissime cose». Risponde il ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile, mettendo poi chiaro che «il compito dello Stato è finanziare il Tpl, ma poi spetta alle Regioni programmare e gestire il servizio: noi assicureremo un monitoraggio trasparente, ma in caso di problemi è innanzitutto a governatori e sindaci che spetta di intervenire in modo tempestivo ed efficace».

Mi sembra molto sicuro, ministro.

«No, ma sono conscio del lavoro fatto. Rispetto all'anno scorso ci sono 8-9 mesi di esperienza dei tavoli prefettizi. Il luogo dove, per ogni provincia, i dirigenti scolastici, i rappresentanti delle aziende di trasporto e del ministero, i Comuni e le Regioni, hanno studiato il modo migliore per fronteggiare la ripresa dell'attività scolastica e non solo. Sono stati così messi in campo vari strumenti, dalla differenziazione degli orari di entrata e di uscita delle scuole e delle attività commerciali al potenziamento dei servizi pubblici, compresa l'attenzione a particolari linee che potevano presentare criticità».

Quindi cos'è cambiato?

«I servizi aggiuntivi che le Regioni hanno deciso di prevedere sono più di tre volte quelli del settembre 2020. A fronte di circa 13 milioni di vetture/km aggiuntive dell'anno passato siamo arrivati a 44 milioni. E il 340% in più, una differenza notevole, mi pare. Durante l'audizione di oggi anche il rappresentante di Fratelli d'Italia ha ammesso che "i numeri sono i numeri" e che sono state avviate molte iniziative grazie all'impulso dato dal Governo».

Ma son piani veri o i soliti progetti che restano sulla carta?

«No, sono piani reali. Anche perché c'è l'esperienza del primo semestre di quest'anno in cui le Regioni hanno rendicontato servizi aggiuntivi per 40,6 milioni di vetture/chilometro. Quindi, si parte da quella base e si aggiunge un altro 10% in più. Inoltre, in molte città metropolitane sono previsti sfasamenti di orario».

Alcune città come Torino o Bologna, però, non lo hanno previsto. Come lo spiega?

«Hanno trovato equilibri diversi, perché magari possono disporre di più mezzi e di più personale: ad esempio l'Emilia-Romagna, come ha spiegato pubblicamente l'assessore Corsini, ha deciso di potenziare moltissimo il servizio tarandolo addirittura in eccesso e quindi ha scelto di non modificare gli orari».

Le Regioni hanno abbastanza fondi per tutto?

«I servizi aggiuntivi del primo semestre sono stati finanziati con circa 225 milioni, ma per il secondo semestre abbiamo messo a disposizione delle Regioni 618 milioni di euro, quasi il triplo. Ora, sulla base dei piani inviati al Ministero, nel secondo semestre se ne potranno spendere forse 300, la metà di quello che hanno a disposizione. Questo vuol dire che di fronte a criticità che dovessero emergere hanno tutti gli strumenti per potenziare ulteriormente l'offerta».

Potranno usare questi soldi anche per potenziare il sistema dei controlli?

«Esatto. Al momento sei Regioni hanno già deciso di farlo - si tratta di Lombardia, Veneto, Marche, Umbria, Abruzzo e Sicilia - e in alcuni casi hanno già quantificato le risorse necessarie. E poi ce ne sono altre che stanno riflettendo sul da farsi. Sono state le stesse aziende di trasporto e i Comuni, quando abbiamo discusso le nuove linee guida per il Tpl, a chiedere di far ripartire i controlli per verificare innanzitutto i titoli di viaggio, un aspetto fondamentale per l'equilibrio economico del settore, e poi anche il rispetto delle norme anti-Covid. Inizialmente questa attività, che era stata sospesa durante l'emergenza pandemica (ma che in alcune città è ricominciata da tempo) avverrà prevalentemente a terra».

Il Green Pass è il tema del giorno: è impensabile utilizzarlo per regolare anche l'accesso a bus e metropolitane?

«Se avessimo pensato che questo strumento potesse essere utile, oltre che facilmente gestibile, anche nel Tpl lo avremmo previsto nelle linee guida di agosto, peraltro validate dal Cts, che, sulla base dell'evoluzione delle vaccinazioni, ha consentito un tasso di riempi mento dei mezzi pari all'80% in zona bianca e gialla».

I primi dati sull'impiego dei Green Pass per salire su aerei e treni a lunga percorrenza erano positivi. Conferma?

«Assolutamente sì. In media parliamo di una novantina di persone al giorno che viene trovata senza il Green Pass obbligatorio sulle vetture Trenitalia. Tutto il sistema è stato disegnato nei minimi particolari: prima di prenotare un biglietto occorre approvare le condizioni di viaggio compreso il possesso del Green Pass e poi ci sono anche controlli a terra, prima di prendere il treno».

L'indagine che avete fatto con l'Istat rivela che nei prossimi mesi gli italiani si sposteranno di meno e che useranno di più la macchina. Si alleggerisce il Tpl, ma avremo città più intasate. Che ne pensa?

«Le motivazioni addotte dalle persone per spiegare il calo generale della mobilità sono legate sia al Covid, e per questo si useranno meno i mezzi pubblici, sia allo smart working che in molti casi continuerà. Il punto cruciale è fare in modo che l'uso del lavoro a distanza non si concentri in uno stesso giorno e per questo stiamo spingendo sulle attività dei mobility manager diventato obbligatorio per imprese e amministrazioni con più di 100 addetti nei comuni con oltre 50 mila abitanti».

A quando la prima verifica per vedere se tutto funziona?

«Abbiamo stabilito un rapporto diretto coi prefetti delle città metropolitane e poi gli stessi prefetti ci inviano i loro rapporti. Questo aiuta anche a identificare subito possibili criticità finora non previste e siamo in contatto continuo con le Regioni, mentre coi sindacati faremo una verifica attorno al 20 settembre. La prossima settimana affronteremo poi il tema della sicurezza dei lavoratori per prevenire aggressioni. Un problema quest'ultimo che c'era anche prima del Covid e che vorremmo evitare che si intensificasse con la ripresa».

Data di ultima modifica: 10/09/2021
Data di pubblicazione: 10/09/2021