Giovannini: «Fermata Tav entro l'anno la decisione»

Intervista del Ministro Giovannini rilasciata a La Gazzetta di Parma
alta velocità

8 luglio 2021 - Si riporta il testo dell'intervista che il Ministro Enrico Giovannini ha rilasciato a La Gazzetta di Parma, dal titolo: «Fermata Tav, entro l'anno la decisione» di Claudio Rinaldi.

Entro la fine dell'anno Parma saprà se sarà realizzata una fermata dell'Alta velocità in zona Fiere. L'annuncio è del ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili Enrico Giovannini, che affronta anche tutti gli altri temi legati alle opere pubbliche che il nostro territorio chiede da tempo a gran voce (dalla Ti-Bre alla Pontremolese, ai ponti sul Po) e parla del futuro dell'aeroporto Giuseppe Verdi. Un'intervista a 360 gradi, in attesa dell'incontro pubblico sul tema «Le infrastrutture della sostenibilità», in programma questa sera alle 21 a Palazzo Soragna, nell'ambito della Greci week, al quale il ministro interverrà insieme al presidente della Fondazione Symbola, Ermete Realacci, e al sindaco Federico Pizzarotti.

Ministro Giovannini, Parma chiede una fermata dell'Alta velocità. A fine mese sarà firmato il protocollo d'intesa per la realizzazione di uno studio di fattibilità. Quali tempi prevede?

«L'iter corretto, in questi casi, è lavorare con il Comune e i territori interessati e con Rfi per procedere a una valutazione di opportunità e costi. Confido che questo percorso ci porti entro fine anno a una serie di valutazioni sulla base delle quali verranno prese le decisioni. E evidente che l'Alta velocità è un tema mollo importante per tanti territori, ma ci sono vari aspetti da tenere in considerazione. Da un lato, è evidente che a ogni una fermata c'è un rallentamento, e diventa un po' metto alta velocità; dall'altro, sappiamo bene che le fermate hanno un valore molto rilevante sul piano economico e sociale. Ci sono vari fattori da contemperare: nei prossimi mesi li analizzeremo tutti».

In quanto infrastruttura"green", si può pensare di accedere ai fondi del Pnrr?

«No, sono già tutti assegnati. Abbiamo concordato con la Commissione europea i singoli progetti, le scadenze, eccetera. Ma c'è un margine di flessibilità: è previsto che, alla fine del 2022, i Paesi possano rivedere alcuni progetti. Ma, in ogni caso, le opere finanziate con questi fondi devono essere in esercizio entro il 2026. Questo, però, è relativamente poco importante, perché il governo ha rifinanziato per 15 miliardi il Fondo per Io sviluppo e la coesione e perché le Regioni e i Comuni avranno per periodo 2021-2027 80 miliardi di fondi ordinari europei. E poi Ci sono altri fondi nazionali con cui si finanzia il contratto di programma delle Ferrovie dello Stato. Alcuni considerano il Pnrr come se fosse l'unica scialuppa di salvataggio su cui saltare. Non è così».

Un altro tema "sempreverde" è quello del collegamento autostradale Tirreno-Brennero: interessa al nostro territorio, ma sarebbe molto prezioso anche per avvicinare all'Europa al Tirreno e al suoi porti. Cosa ne pensa?

«Il tema è ben noto. Nei prossimi giorni trasmetteremo al Consiglio dei ministri e poi al Parlamento l"'Allegato infrastrutture", che è la raccolta degli interventi considerati prioritari. La Ti-Bre era già stata inserita in passato ed è tutt'ora nell''Allegato". Ci sono, però, elementi di complessità, legati a un'analisi effettuata che ha valutato criticamente la sostenibilità economico-finanziaria dell'opera. E poi bisogna considerare le nuove prospettive di sostenibilità ambientale, anche perché stiamo facendo grandi operazioni - penso ai collegamenti ferroviari con il Brennero e a quelli tra Tirreno e Adriatico - che anni fa non erano previsti. Per questo è importante cine le valutazioni avvengano sulla base dell"'Allegato infrastrutture": se continuiamo a vedere ogni singola opera disgiuntamente dal resto rischiamo di fare degli errori»

A che punto è il raddoppio della linea ferroviaria Pontremolese?

«La tratta Parma-Vicofertile è già finanziata, è in corso la redazione del progetto definitivo, in modo da avviare la gara in tempi rapidi. Sappiamo che si sono accumulati ritardi, ma ora si può accelerare».

Quali previsioni per il raddoppio di tutta la linea, galleria di valico compresa?

«Al momento non sono in grado di fare previsioni, bisogna valutare il finanziamento e gli aspetti trasportistici».

Cosa pensa del futuro dell'aeroporto di Parma, che Finalmente sta decollando con tanti nuovi voli nazionali e internazionali?

«L'Enac sta sviluppando un nuovo piano di sviluppo degli aeroporti, che discuteremo nell'ambito delle strategie complessive dei trasporti. Il tema degli aeroporti richiede due attenzioni: la prima ha a che fare con la grande incertezza delle prospettive del trasporto aereo dopo la pandemia; la seconda riguarda la consapevolezza che diversi aeroporti possono avere funzioni e orientamenti specifici. È il caso di Parma, visto il posizionamento strategico in un'area in grande sviluppo e in rilancio, dopo la crisi. Quindi il ruolo dell'aeroporto Verdi, come quello degli altri, sarà discusso e rivisto in sede di revisione del piano nazionale».

Si va sempre più verso un'integrazione di diversi sistemi di trasporto.

«Proprio così, molti fondi del Pnrr e del Fondo complementare sono orientati all'interconnessione tra porti, aeroporti, ferrovie, autostrade. Ci sono moltissimi investimenti sul cosiddetto "ultimo miglio". Anche l'integrazione aereo-ferrovia è un tema molto rilevante e non a caso la Germania sta già andando in questa direzione. Anche in questo caso il Piano strategico degli aeroporti va visto come un pezzo del sistema multimodale di trasporto - sia per i passeggeri che per le merci - che il governo sta disegnando. Non a caso, intendiamo sviluppare un nuovo Piano Integrato dei trasporti e della logistica: l'unico disponibile è del 2011 ed è chiaramente superato».

Qual è la situazione dei ponti sul Po?

«Abbiamo 76 progetti finanziati con uno stanziamento di 250 milioni di euro: la lista degli interventi è stata predisposta in base al degrado, al traffico e ad altri elementi. Di questi, 17 interventi sono dell'Anas, ma ben 59 interventi, per oltre 225 milioni, sono stati presentati da province e città metropolitane: se ci fossero già i progetti e venissero ritenuti prioritari, le città metropolitane le Province potrebbero già usare i fondi (1,1 miliardi) distribuiti loro con il Decreto di maggio. Più che allo Stato centrale, queste domande andrebbero poste alle amministrazioni. Detto ciò, sappiamo bene che anche l'Anas è in ritardo su alcune progettazioni e interventi. Per questo, per accelerare e recuperare il tempo perso, abbiamo previsto l'assunzione di 370 tecnici».

In generale, l'Italia sulle infrastrutture ha ritardi molto forti, come recuperare?

«Qui ci sono due temi diversi, uno legato ai fondi e l'altro alle procedure. Tra le 57 opere commissariate qualche mese fa e le 44 che ho proposto al Parlamento, parliamo di 101 opere per complessivi 96 miliardi, in gran parte già disponibili. Proprio ieri ho incontrato uno dei commissari - non dirò chi, né di quale area - che mi ha detto: "Ho trovato la stessa situazione di dieci anni fa. Ma la buona notizia è che in questi dieci anni sono state predisposte - ma non finalizzate - tante cose. Quindi andrò velocissimo". Faccio questo esempio per dire che, grazie al cronoprogramma, che abbiamo messo sul sito del ministero e che è consultabile da tutti, su 57 opere, 20 cantieri partiranno quest'anno, altri nel 2022, altri ancora nel 2023 perché in molti casi mancano addirittura i progetti. Quanto alle procedure, con il Decreto 77 sulle Semplificazioni abbiamo previsto modifiche che consentono forti accelerazioni, sia per il Pnrr che per le altre opere».

Il Paese ne ha bisogno.

«Lo so bene. Il ritardo infrastrutturale italiano è ben noto. Il Governo ha preso molto seriamente sia gli aspetti procedurali, sia i ritardi del passato, sia la possibilità di investire in nuove opere. Il nostro piano è dare un'accelerata notevolissima nei prossimi dieci anni per trasformare l'Italia, aumentando il benessere delle persone e la competitività delle imprese, nel rispetto dell'ambiente perché tutti i fondi europei - non solo quelli del Pnrr, ma anche quegli 130 miliardi di cui si parlava prima - devono essere investiti secondo il principio "Do not significant harm" (letteralmente: non arrecare un danno significativo all'ambiente, ndr). Un principio ormai irrinunciabile: non solo perché è giusto, ma anche perché l'Ue lo pone come condizione per usare i fondi europei».

Qual è la sua opinione sul ponte sullo Stretto di Messina? L'ex ministro Lunardl, in un'intervista alla «Gazzetta di Parma», ha lanciato un grido d'allarme: «Se torneremo a mettere in discussione il progetto con un'unica campata - ha detto - perderemo altri dieci anni».

«Il rapporto predisposto dal gruppo di lavoro del ministero parla chiaro. Scarta chiaramente le ipotesi dei tunnel e si concentra su due opzioni, il ponte a campata unica e quello a tre campate. Sul primo, lo studio dimostra che il vecchio progetto non è immediatamente utilizzabile e che andrebbe comunque profondamente rivisto. La conclusione del lavoro è che, sia in in un caso che nell'altro, sia necessario un progetto di fattibilità tecnico-economica che affronti tutti gli aspetti indispensabili per prendere una decisione finale. Ora il rapporto è all'attenzione del Parlamento e attendiamo l'orientamento della Camera e del Senato su come procedere».

Data di ultima modifica: 13/07/2021
Data di pubblicazione: 12/07/2021