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Partecipazione alle attività delle organizzazioni internazionali e comunitarie di settore (OCSE, IMO, UE); Il Gruppo di Lavoro dell’OCSE(WP6)
Partecipazione alle attività delle organizzazioni internazionali e comunitarie di settore (OCSE, IMO, UE); Il Gruppo di Lavoro dell’OCSE(WP6)
Storia ed obiettivi

La creazione dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, da cui l'acronimo OCSE (in inglese OECD - Organisation for Economic Co-operation and Development ed in francese OCDE - Organisation de coopération et de développement économiques)  nasce dall'esigenza di dar vita a forme di cooperazione e coordinamento in campo economico tra le nazioni europee nel periodo immediatamente successivo alla seconda guerra mondiale e tra gli obiettivi vi era soprattutto quello di usufruire al meglio degli aiuti statunitensi dello European Recovery Program, meglio conosciuto come Piano Marshall.

Nel 1948 si giunge così alla firma di una prima convenzione per la cooperazione economica, entrata in vigore il 28 luglio 1948,  ratificata da 15 stati europei - Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Gran Bretagna, Grecia, Irlanda, Islanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Svezia e Svizzera - più la Turchia. La Repubblica Federale Tedesca ne divenne membro solo dopo la fine del periodo di occupazione dei paesi alleati e la Spagna vi aderì nel 1959.

Inizialmente questa organizzazione fra stati fu denominata Organizzazione Europea per la Cooperazione Economica (OECE) e la sede fu fissata a Parigi.

La cooperazione economica tra gli aderenti fu essenzialmente sviluppata attraverso una liberalizzazione dei rispettivi scambi industriali e dei movimenti di capitali.

Ma il processo di integrazione europea per una vera unione economica tra stati aderenti si presentava difficoltoso anche a seguito della creazione della Comunità Europea CEE e dell'Associazione europea di libero scambio (EFTA).

Il 14 dicembre 1960 si giunse, a Parigi, alla firma di una nuova convenzione tra gli Stati membri da cui nacque l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici - OCSE entrata in funzione il 30 settembre 1961 e che sostitutiva l'OECE.

 Prima riunione OCSE 

Entrarono a farne parte oltre ai Paesi che avevano aderito all'OECE anche il Canada e gli USA,  in un secondo momento il Giappone, la Finlandia, l'Australia, la Nuova Zelanda, il Messico, la Corea del Sud ed infine, dopo la dissoluzione del blocco comunista e delle organizzazioni internazionali quali il COMECON, la Repubblica Ceca, la Polonia, l' Ungheria e la Slovacchia.

 OECD

 

L'obiettivo primario dell'OCSE, non più solo organizzazione europea, divenne quello d'integrazione e cooperazione economica e finanziaria tra i maggiori paesi del così detto Occidente. L'OCSE oggi riunisce i governi di circa 100 Paesi impegnati per la democrazia e l'economia di mercato da tutto il mondo al fine di :

  1. Sostenere la crescita economica sostenibile
  2. Favorire l'occupazione
  3. Innalzare gli standard di vita
  4. Mantenere la stabilità finanziaria
  5. Sviluppo economico assistere altri paesi
  6. Contribuire alla crescita del commercio mondiale.
L'organizzazione fornisce un ambiente in cui i governi possono confrontare le loro esperienze di politica, cercare risposte ai problemi comuni, individuare le buone prassi e coordinare le politiche nazionali e internazionali. L'organigramma dell'OCSE è costituito da:

La Direzione per le Scienze, la Tecnologia e l'Industria dell'OCSE è preposta a fornire ai governi, su base analitica, gli indirizzi politici e le linee guida in ambito scientifico, tecnologico e industriale evidenziando le relazioni con la crescita, l'occupazione e il benessere. La Commissione per l'industria, innovazione e imprenditorialità (CIIE) - Industry Issues - si occupa principalmente degli andamenti della produttività industriale, delle politiche connesse, dei modelli e dei livelli di globalizzazione industriale.

Nella Commissione distinguiamo tre sotto-commissioni:

Al WP6 (Working Party on Shipbuilding) partecipa la Direzione Generale per il trasporto marittimo e per vie d'acque interne unitamente al rappresentante dell'Unione europea; anche le associazioni di categoria del settore delle imprese di cantieristica navale nazionali ed internazionali (ASSONAVE, CESA) presenziano esprimendo proprie posizioni.

Il WP6 è l'unico organismo internazionale che può influenzare e orientare le politiche dei governi a contenere e, se possibile, eliminare gli aiuti del governo, che possono falsare la concorrenza nel settore della cantieristica navale. La priorità principale del WP6 è quella di garantire quindi normali condizioni di concorrenza incoraggiando la trasparenza e il dialogo rappresentando un forum per lo scambio di informazioni che estende il suo dialogo politico anche alle economie non-OCSE.

I lavori del WP6 negli anni 2005 e 2006 sono stati sostanzialmente interrotti a fronte di un fiorente mercato che consentiva un'equa distribuzione delle commesse fra le imprese navalmeccaniche.

Nel corso dell'anno 2007 i lavori del WP6 sono ripresi al fine di analizzare l'andamento della cantieristica in vista di una potenziale crisi economica (crollo delle commesse previsto per 2010) e per affrontare l'attuale sovrapproduzione (sovraoccupazione) che ha caratterizzato il periodo precedente 2005-2006 con un eccesso di "domanda". Inoltre, considerando che gli accordi commerciali mondiali tra i Paesi non hanno una regolamentazione univoca - ci si basa nella quasi totalità su accordi bilaterali obsoleti - e che si sono riscontrati comportamenti commerciali non corretti da parte dei mercati asiatici si è auspicato con la partecipazione dei rappresentanti governativi di Paesi non-OCSE, come il Giappone, la Cina e la Russia, di ridurre questi effetti. Pertanto, l'obiettivo primario è quello di regolamentare i numerosi accordi bilaterali esistenti fra i Paesi OCSE e non-OCSE pervenendo ad un accordo unico con regole chiare e condivise da tutti che ostacolerebbe la concorrenza sleale.

Durante l'anno di riferimento la Presidenza del WP6 ha cercato di capire se vi fossero  possibilità di poter legare il mercato della cantieristica navalmeccanica a quello dell'acciaio, sempre per fronteggiare  periodi in cui la "domanda" potrebbe venire a mancare.

E' stato affrontato il problema dei "crediti all'esportazione" le anomalie che creano nel Mercato mondiale in quanto non tutti ne usufruiscono e se ne usufruiscono hanno modalità differenti che alterano certi equilibri economici. La gravità di questo fenomeno ha fatto si che nella riunione di dicembre del 2007, la 105^, il WP6 abbia creato di un gruppo  "informale" di esperti del settore, in stretto collegamento anche con i settori che si occupano nell'ambito Commercio Estero di questi "crediti all'esportazione", per approfondire l'argomento.

Si è dato avvio ad una indagine su tutte le tipologie di aiuti che i Paesi danno alla cantieristica navale attraverso la compilazione di questionari che mirano a dettagliare la natura dei finanziamenti. E' stato impostato un primo tipo di sondaggio sui sussidi e su altre misure di sostegno alle imprese cantieristiche, sulle azioni da intraprendere al fine di migliorare le tecnologie, di aumentare la capacità industriale del settore e creare posti di lavoro con costi di produzione contenuti e di agevolare gli ammodernamenti delle infrastrutture dei cantieri europei per evitare spostamenti in Paesi più accessibili.

I lavori del 2008 del WP6 si sono aperti con la conferma all'unanimità da parte dei 18 Paesi membri del sostegno finanziario ai programmi OCSE per la cantieristica navale del biennio 2009-2010. Inoltre, è stata approvata una revisione del mandato WP6 per prolungarlo fino al 2013, il mandato scadeva il 31 dicembre 2008, in quanto si è constatata l'importanza di questo Gruppo di lavoro come organismo equilibratore nel settore della costruzione navale per perseguire, attraverso opportune concertazioni tra Paesi OCSE e non -OCSE, ad una riduzione progressiva dei fattori che distorcono normali condizioni di concorrenza.  

E' stato esposto il Programma dei Lavori 2009-2010 del WP6 da presentare al Bilancio dell'OCSE comprensivo di varie attività tra le quali ricordiamo: la tematiche ambientali (ripercussioni del cambiamento del clima, l'inquinamento),  l'esame dei sussidi e altre misure di sostegno  alla cantieristica navale,  analisi della domanda e dell'offerta.

I lavori del 2010 del WP6 hanno registrato una larga e sentita partecipazione sia da parte del Gruppo dei quattro (UE, Giappone, Corea e Cina) che degli altri Paesi OCSE e non-OCSE (Paesi con rilevanti economie nella cantieristica navale ammessi come uditori al Gruppo di lavoro) che hanno consentito una breve riapertura del negoziato Shipbuilding Agreement interrotti dal 2005. Nella successiva fase di fine anno è venuto a mancare l'accordo  fra la UE e la Corea, benché Cina e Giappone fossero favorevoli.

Il Segretariato del WP6 ha ritenuto necessario portare il problema al Consiglio dell'OCSE che ha deciso di sospendere definitivamente i lavori del negoziato.

Il Gruppo di Lavoro WP6 comunque rimane il punto di riferimento per i Progetti speciali, tra cui ricordiamo l'impatto ambientale, per gli accordi bilaterali fra i Paesi con il compito primario di cercare di mantenere normali condizioni di concorrenza nel settore evitando market distorting practices (la concorrenza sleale) e favorendo il pricing (valutazioni comuni della manodopera nella cantieristica navale) attuando politiche di trasparenza con la pubblicazione degli aiuti di Stato nel Mondo nell'Inventory (documento digitale on-line periodicamente aggiornato con dati istituzionali degli Stati e pubblicato nell'Intranet OCSE (consultabile da tutti i Paesi Membri).

Il sottogruppo di lavoro che si occupa dei crediti all'esportazione del WP6 ha evidenziato la necessità di garantire una maggiore trasparenza nel mercato navale e la preoccupazione, condivisa dalla CE e dai rappresentanti non-OCSE, dinnanzi al crescente aumento dei prezzi delle materie prime. Sono state analizzate misure non solo economiche per il sostegno ai settori navalmeccanici in previsione di possibile crisi come la capacità di conversione dei cantieri specializzati da un settore ad un altro.

Il Gruppo dei crediti all'esportazione conferma le passate  posizioni comuni con la CE e i Paesi non-OCSE per fronteggiare la crisi economica riguardanti, oltre all'attuazione di misure non solo economiche, la necessità di  garantire la trasparenza di mercato e l'apertura verso i Paesi  non-OCSE in particolare verso la Cina.