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La pianificazione infrastrutturale nazionale - Programma delle infrastrutture strategiche

Il programma delle infrastrutture strategiche, redatto d'intesa con tutte le regioni e approvato dal CIPE il 21 dicembre 2001, prevedeva nel decennio un importo globale di 125,8 miliardi di euro (aggiornato con la delibera 130/06 in 173,4 miliardi di euro) per interventi sui principali corridoi stradali e ferroviari, sui tre valichi ferroviari del Frejus, del Sempione e del Brennero, sui sistemi urbani, sugli schemi idrici del mezzogiorno, sulla difesa della laguna veneta (progetto MO.SE.).
Il piano si propone a livello programmatico, normativo, finanziario ed operativo di regolare organicamente e sulla base di principi innovativi la realizzazione delle opere pubbliche definite "strategiche e di preminente interesse nazionale".

Esso ha preso il via dalla Legge 21 dicembre 2001 n. 443, cd. Legge Obiettivo, a mezzo della quale è stata conferita la delega al Governo, nel rispetto delle attribuzioni costituzionali delle Regioni, della individuazione di dette opere strategiche, nonchè della definizione del relativo quadro normativo di riferimento, al fine della celere realizzazione delle stesse.

 

 In attuazione di detta delega, si è così provveduto:
- ad individuare, con la Delibera CIPE n. 121 del 21 dicembre 2001 il Primo Programma di infrastrutture strategiche;
- a disciplinare la materia, da un punto di vista normativo, con il Decreto Legislativo 20 agosto 2002 n. 190 , oggi inglobato nel Codice dei Contratti - Decreto Legislativo 12 aprile 2006 n. 163 a partire dall'articolo 161.

Tra i principali tratti caratteristici della disciplina, programmatica e normativa, così tracciata, possono ricordarsi:

  • il procedimento di individuazione delle opere strategiche.
    E’ previsto che detta individuazione venga operata a mezzo di un Programma aggiornato annualmente da inserire nel DPEF, predisposto, unitamente all’indicazione dei relativi stanziamenti, dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, d’intesa con i Ministri competenti e le Regioni o Province autonome interessate, previo parere del CIPE ed intesa della Conferenza Unificata Stato-Regioni-Autonomie locali. La programmazione delle infrastrutture si inserisce così, nell’ambito dell’intero documento di programmazione economico finanziario del Paese. Quanto sopra, tenendo altresì conto della politica di programmazione infrastrutturale europea (Programma Van Miert). Nell’ambito delle varie Leggi finanziarie vengono poi indicate annualmente le risorse disponibili per l’attuazione progressiva del Programma integrando le risorse allo stato disponibili da finanziamenti pubblici, comunitari e privati;
  • il procedimento di approvazione dei progetti.
    Detto procedimento concentra tutte le competenze nel CIPE, allargato alle Regioni o Province autonome competenti. Al CIPE è infatti rimessa, in via unitaria, l’approvazione dei progetti, sulla scorta dell’istruttoria svolta dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti attraverso la Struttura Tecnica di Missione per la Legge Obiettivo. Sono peraltro conservate le specifiche competenze del Ministero dell’Ambiente e del Territorio, del Ministero per i Beni e le Attività culturali e delle Regioni in materia di VIA (Valutazione Impatto Ambientale), delle stesse Regioni (sentiti i Comuni) in materia di localizzazione, nonché assicurata, mediante apposite Conferenze di servizi, la partecipazione al procedimento degli enti territoriali e pubblici interessati. Al progetto preliminare viene anticipata la VIA e la localizzazione urbanistica per consentire di procedere all’affidamento delle opere ed alle successive attività di autorizzazione, sulla base di un progetto consolidato nei connotati essenziali. Tutti elementi che consentono di accelerare l’avvio dei lavori;
  • la previsione, quale modalità di esecuzione delle opere, unicamente dell’istituto della concessione, nel cui ambito si inserisce l’istituto della Finanza di progetto, e del contraente generale.
    Il nuovo quadro normativo prevede per la concessione, al fine dello sviluppo auspicato, l’attenuazione dei vincoli in precedenza imposti dalla legge Merloni (l. 415/1998) del pagamento del prezzo dopo il collaudo, del limite del 50% per il contributo pubblico e dei 30 anni massimi di durata per la costruzione e gestione. Novità assoluta è poi la figura del “General Contractor”, che si caratterizza in via generale per l’assunzione da parte dello stesso della piena responsabilità della buona esecuzione delle opere, con tempi e costi certi. A differenza dell’appaltatore, poi, il contraente generale dovrà redigere il progetto definitivo ed esecutivo e potrà eseguire le opere direttamente ovvero mediante affidamento ad imprese terze, scelte sotto la propria responsabilità tecnica ed economica.
Data del documento: 15/06/2009
Data ultima modifica: 22/06/2009
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