Il nuovo MIT in 10 parole chiave

Le linee strategiche del ministero per i prossimi anni
il nuovo mit

La missione del nuovo Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti si riassume in una frase: L’Italia non ha bisogno di grandi o piccole opere, ha bisogno di opere utili”

Utili alla crescita del Paese. Utili a una logistica moderna ed efficiente. Utili a una mobilità rapida, sicura, pulita, comoda e capillare. Utili al recupero e alla vivibilità dei centri urbani. Utili alla difesa e alla manutenzione del territorio.

Utili ai cittadini, dunque, anche per cancellare la cattiva abitudine di imporre alle comunità grandi infrastrutture che servivano soprattutto a chi le pensava e a chi le costruiva.

Possono bastare pochi chilometri di strada o di ferrovia, per connettere alle reti nazionali ed europee un porto o un aeroporto finora mal collegati: è il cruciale concetto di “ultimo miglio”, quell’ultimo tratto di collegamento che spesso manca per rendere un’infrastruttura effettivamente funzionale.

Può bastare una via d’acqua con approdi moderni, per trasportare le merci lungo i corridoi europei in modo veloce, economico e non inquinante.

Ed è sufficiente investire bene, in modo mirato, per potenziare, ammodernare e mettere in sicurezza la rete stradale e autostradale già esistente, una delle più estese d’Europa.

Per questo motivo, il primo atto del nuovo MIT è consistito nella drastica revisione dell’elenco delle grandi opere destinatarie di finanziamenti pubblici, rimandando le altre opere a una revisione secondo costi e benefici: si cancellano quelle inutili, si ridimensionano quelle faraoniche, si salvano quelle utili, da programmare insieme ai territori.

Compiute le scelte, è poi essenziale procedere con rapidità ed efficienza dandosi una disciplina rigida: senza rinvii, abbattendo i tempi morti e le lungaggini, soprattutto completando ciò che si è iniziato invece di lasciare lavori interrotti a metà, come troppo spesso è accaduto. Oltre (e insieme) alla corruzione e agli sprechi, è proprio l’abnorme durata dei lavori pubblici il grande male delle infrastrutture in Italia.

Ecco quindi le 10 parole chiave su cui il nuovo Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti baserà la propria strategia per affrontare e vincere queste sfide.

Utilità coniugata a disciplina dell'azione quotidiana è dunque la prima di dieci parole chiave che aiutano a cogliere la strategia del nuovo MIT: sulla base di esse si riformula l’intera politica delle infrastrutture e dei trasporti, si riorganizza il ministero, si ridefiniscono i rapporti e i contratti di programma con le grandi società vigilate Anas e Rfi.

La seconda parola chiave della nuova strategia del MIT è semplicità.

Non deve esserci bisogno di ricorrere a procedure speciali – spesso pericolose – per accelerare processi decisionali ed esecutivi che invece possono e devono seguire un iter normale, più democratico e trasparente, quindi necessariamente alleggerito del suo peso burocratico.

Con questo spirito è stato riformato il codice degli appalti che renderà più veloci i cantieri e più trasparenti gli affidamenti, a tutto vantaggio delle imprese serie e a discapito delle imprese furbe. Con questo obiettivo si è instaurato un nuovo rapporto con le Amministrazioni locali. E per questo stesso motivo la vecchia Struttura tecnica di missione – che all’interno del MIT aveva assorbito tutti i poteri, non solo di programmazione e di valutazione ma anche esecutivi – è stata sostituita da un organismo nuovo, più agile, con compiti di strategia, restituendo alle direzioni generali del ministero le proprie responsabilità ordinarie.

La terza parola chiave è partecipazione delle comunità locali e dei cittadini, che implica ed esige il massimo di trasparenza dei dati, di diffusione delle conoscenze e di coinvolgimento nei processi decisionali.

Il territorio deve sentirsi coinvolto e corresponsabile nelle scelte che lo riguardano e che impattano sulla sua area. L’obiettivo è di arrivare a un vero e proprio débat publique, una procedura sistematica e regolare di consultazione e co-decisione, con tempi certi, al termine del quale tutti gli attori debbano rispondere della rapida esecuzione delle decisioni assunte.

Fattore essenziale perché il controllo e la partecipazione pubblica si attivino è una incisiva azione di trasparenza e di apertura delle informazioni.

Per questo fra le prime iniziative del nuovo MIT c’è stata l’apertura dei siti opencantieri.mit.gov.it e data.mit.gov.it: ora è possibile per chiunque monitorare in tempo reale lo stato di avanzamento delle principali opere pubbliche, compresi lo stato dei finanziamenti e le ore di effettiva lavorazione. È online anche l’anagrafe completa aggiornata delle opere incompiute di interesse nazionale.

L’antidoto migliore alla corruzione e all’opacità non è tanto nel controllo ex post – che pure viene esercitato e incoraggiato, in positivo e continuo rapporto con l’Anac – quanto nella piena accessibilità dei dati che sono all’origine delle scelte di governo.

La quarta parola chiave del nuovo MIT è sostenibilità.

Va superata l’epoca delle infrastrutture che impattano pesantemente, deturpano e stravolgono il territorio. Il paesaggio italiano è il primo asset nazionale ed è fondamentale che una moderna rete di trasporti e di servizi si modelli su di esso, invece di ignorarlo o peggio aggredirlo.

Questo vale sia per le zone rurali che per le aree urbane, con ovvie conseguenze sui criteri della mobilità. Non solo alta velocità e alta capacità, dunque. La cura del ferro vale anche per i centri storici (tram, metropolitane), il rinnovo e la manutenzione del materiale circolante su ferro e su gomma, dando priorità ai mezzi a basso consumo, deve riguardare innanzi tutto il trasporto merci e il Trasporto pubblico locale.

La sostenibilità è il paradigma da applicare a qualsiasi intervento, in qualsiasi campo. E funziona: l’ecobonus per le manutenzioni ecologiche delle abitazioni è una misura di grande successo e dà spinta all’occupazione nella green economy. Così come le agevolazioni ai condomini a basso impatto ambientale e gli investimenti sulle nuove forme della mobilità.

La cicloviabilità rientra appunto a pieno titolo nella strategia del nuovo MIT, non come orpello ecologico ma come opzione importante della mobilità urbana, come strumento di riappropriazione del territorio da parte dei cittadini e come carta da giocare nelle proposte turistiche anche sui lunghi percorsi (Grab, ciclovia Venezia-Torino).

La quinta parola chiave è cura.

Vale innanzi tutto per le reti infrastrutturali lasciate a deteriorarsi nel tempo. Il mandato per Anas e Rfi è stato proprio quello di dedicare risorse ed energie alla riattivazione di infrastrutture tanto necessarie quanto degradate: non c’è bisogno di nuove opere, se una buona manutenzione o una innovazione tecnologica possono rendere efficienti e moderne quelle che ci sono già.

La priorità al recupero è però anche il nuovo approccio all’altro tema che è istituzionalmente di competenza del MIT: la gestione del patrimonio edilizio e abitativo pubblico.

La nuova realtà demografica del Paese non richiede ulteriori consumi di territorio, né espansioni residenziali oltre misura. Gli investimenti pubblici devono essere da una parte finalizzati alla rigenerazione urbana e al recupero delle aree urbane degradate, al riuso di ciò che c’è già nei centri storici e nelle periferie, alla riqualificazione degli edifici scolastici come centri della vita sociale; e dall’altra offerti in via prioritaria a chi ne ha bisogno: famiglie a basso reddito, giovani coppie, giovani studenti e lavoratori.

La sesta parola chiave è integrazione.

Ognuno di questi interventi – grandi medi o piccoli, infrastrutturali o abitativi, nei centri urbani o nelle aree rurali, su terra o via acqua – incide insieme agli altri sulle capacità di crescita e sulla qualità della vita delle singole comunità. Dunque non vanno né pensati né eseguiti come opere “a sé stanti”, bensì in un’ottica di insieme: una strada e una ciclovia servono una metropolitana, che serve un treno, che serve un aeroporto o un porto.

Solo così si cancellerà la dura realtà delle cattedrali nel deserto, dei viadotti affacciati sul nulla, dei moli abbandonati a se stessi, delle ferrovie locali degradate.

L’attenzione del MIT è concentrata in particolare sul Piano della portualità e della logistica che potrà restituire ai porti il ruolo che spetta loro, e che l’Europa riconosce: terminali dei traffici nel Mediterraneo, leva per la crescita economica di intere Regioni e non solo delle singole città marittime grazie alla visione d’insieme che ci porta ad accorpare le Autorità più vicine fra loro.

Sulle rotte dei mari d’Italia si giocano molte nostre possibilità di crescita: il 20 per cento del traffico marittimo mondiale passa per il Mediterraneo, l’Italia vede transitare il 13 per cento del traffico marittimo merci e 41 milioni di passeggeri (il 20 per cento del totale Ue) di cui oltre 10 milioni di croceristi.

Per questo, come per il corpo umano anche all’Italia, insieme alla “cura del ferro” farà bene una bella “cura dell’acqua”: per spostare sul mare quanto più possibile dell’attuale traffico merci nazionale.

La settima parola chiave è sicurezza.

Una grande emergenza italiana è la messa in sicurezza del suo territorio, nel suo complesso e in alcune aree in particolare.

Collegato a questo è il tema cruciale della manutenzione e del recupero delle infrastrutture esistenti, azioni che non hanno solo una motivazione economica e di sostenibilità ambientale. Servono innanzi tutto a riportare la rete stradale, autostradale e ferroviaria italiana a livelli accettabili di sicurezza, per superare l’attuale drammatica realtà di degrado, dissesto, pericolosità dei trasporti in molte aree del Paese.

Da questo punto di vista sarà fondamentale che le infrastrutture italiane - vecchie, rinnovate, nuove - abbiano la migliore e più avanzata dotazione tecnologica. Controllo remoto dello stato delle strutture, assistenza e servizi ai viaggiatori, operazioni di logistica nei porti e negli autoporti: sono moltissimi i vantaggi di una strumentazione digitale moderna.

In questo stesso ambito, la già tradizionale e forte attività del MIT in materia di prevenzione e sicurezza stradale deve essere potenziata e aggiornata alle nuove dimensioni della mobilità: le statistiche avvertono di come, in maniera crescente, vittime della strada si trovino fra gli utenti cosiddetti “deboli”, cioè pedoni e ciclisti. Sia il codice, che le misure di prevenzione e i criteri di progettazione e costruzione devono tenere conto di questa emergenza.

Un punto di orgoglio del MIT e di continuo investimento sono la vigilanza e la sicurezza in mare garantite dal personale e dai mezzi della Guardia Costiera.

L’ottava parola chiave del MIT è ferro.

L’opzione preferenziale per il trasporto di passeggeri e merci su rotaia è ormai acquisita, attraversa tutte le scelte strategiche sulle infrastrutture da recuperare, potenziare, finanziare. È una scelta di civiltà, prima ancora che di efficienza e di comodità, per consegnare alle prossime generazioni un ambiente meno soffocato dall’asfalto e dalle emissioni inquinanti.

È un discorso vitale per i centri urbani. Una grande metropolitana trasporta oggi tanti passeggeri quanto una linea dell’Alta velocità ferroviaria, dunque il Tpl su ferro merita la priorità che abbiamo deciso di assegnare allo sblocco dei cantieri fermi e alla velocizzazione delle tante opere, spesso annunciate e neppure avviate.

L’Italia deve naturalmente dotarsi di un sistema di Alta velocità e di Alta capacità più esteso. A questo fine risultano cruciali gli interventi per completare le difficili opere del tratto Appenninico e le già esistenti ed efficienti linee nella trasversale padana tra Milano e Venezia. Ma è nel Mezzogiorno che va compiuto lo sforzo maggiore.

Per questo la nona parola chiave della strategia del nuovo MIT è Sud.

È nel Sud che si gioca la partita per la competitività dell’intero Paese, ma gli interventi nelle Regioni meridionali hanno, oltre al valore economico, un profondo significato di giustizia e di coesione nazionale.

Per questo sono state selezionate le opere più urgenti e utili sulle linee ferroviarie principali: l’alta velocità Napoli-Bari; la velocizzazione della dorsale Tirrenica e di quella Adriatica fino a Lecce, e tra Salerno e Reggio Calabria; una linea veloce attesa da decenni tra Palermo, Catania e Messina. Sono necessari però interventi sull’insieme della rete del ferro, per mettere in sicurezza le tratte locali troppo spesso colpite da fenomeni di dissesto idro-geologico, inefficienza, obsolescenza delle vetture.

Analogo discorso va fatto per la rete stradale e autostradale, con attenzione particolare alla chiusura dell’eterno cantiere della Salerno-Reggio Calabria e alla messa in sicurezza e potenziamento della Palermo-Catania.

La decima parola chiave del nuovo MIT, per finire, è Europa.

Con grande impegno, dopo anni di difficoltà e diffidenze, abbiamo riconquistato credibilità nell’Unione Europa, raggiungendo l’obiettivo preliminare della conferma degli importanti progetti di investimento che riguardano l’Italia e, anche qui, in particolare il Mezzogiorno.

La strategia europea dei trasporti si impernia su nove corridoi transnazionali e si chiama Ten-T. L’Italia è percorsa da ben quattro di questi corridoi: Baltico-Adriatico (fino a Trieste), Mediterraneo (in Italia, da Torino a Trieste), Scandinavo-Mediterraneo (entrando dal Brennero, fino ad Augusta) e Reno-Alpi (da Genova verso i porti del mare del Nord).

Questo è il futuro, questa è la connessione tra il nostro Paese – i suoi porti, le sue città, le sue aree produttive, il suo sistema della logistica – e la grande rete delle capitali economiche e commerciali del Continente. Su questi collegamenti ad alta velocità, alta capacità e alta tecnologia ci sono investimenti europei e italiani, che riguardano però anche un gran numero di progetti correlati: su ogni asse multimodale si innestano infatti reti nazionali e regionali la cui efficienza è essenziale in una visione integrata della infrastrutture.

Così è per il PON Infrastrutture e Reti, il grande progetto europeo che consente di investire 1,8 miliardi di euro – aggiuntivi agli stanziamenti nazionali – sui collegamenti ferroviari nel Sud Italia, con attenzione particolare alle connessioni con porti e aeroporti: il famoso “ultimo miglio”.

L’ultimo miglio che manca all’Italia per mettersi al passo dei Paesi più avanzati e poter svolgere il ruolo che le spetta di diritto nella grande competizione globale.

Data di ultima modifica: 14/02/2016
Data di pubblicazione: 08/01/2016