Pubblicato il report finale del programma di prove sulle emissioni delle vetture euro 5

Riguarda le auto commercializzate in Italia
Sonda emissioni auto

2 marzo 2017 – Il Ministero delle  Infrastrutture e dei Trasporti rende pubblico oggi il “Report finale del programma di prove per la valutazione del comportamento emissivo di vetture diesel euro 5 commercializzate in Italia con prove in laboratorio e su pista”.

Il Report finale, trasmesso alla Commissione europea, riporta gli esiti della campagna di verifica sulle emissioni dei veicoli ed in particolare quelli rispondenti ai requisiti Euro 5b previsti dal Regolamento 715/2007/CE avviata  dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti  da gennaio 2016 a seguito del “diesel gate” del settembre 2015.

La campagna di prove è stata effettuata sulla base di una convenzione stipulata con l’istituto Motori del CNR di Napoli, con la supervisione del Centro Prove Autoveicoli di Napoli e del Centro Prove Autoveicoli di Torino, entrambi organismi del Ministero-Direzione Generale per la Motorizzazione.

Il  Report finale supera, quindi, per completezza la prima versione trasmessa il 27 luglio 2016 alla Commissione europea ed alla commissione EMIS del Parlamento europeo, come anticipato dal Ministro Graziano Delrio nell’audizione a Commissioni congiunte, Camera e Senato, dell’8 febbraio scorso.

Il Report contiene le prove condotte dal Mit su 18 veicoli (17 modelli) che rappresentano circa il 70% del parco Euro 5b circolante in Italia.

Non rientrano nel resoconto i 7 veicoli VW sui  quali la Procura di Verona ha aperto un’indagine giudiziaria e i cui test sono ancora in corso.

Le vetture testate, tutte con meno di 36.000 km, sono state messe a disposizione da parte dei costruttori tramite la propria rete di concessionari in Italia.

Il protocollo di prova è stato messo a punto al fine di poter discriminare comportamenti emissivi anomali di autovetture Diesel rispondenti agli standard emissivi europei Euro 5; i cicli individuati per il test delle vetture sono in linea con quelli previsti dal protocollo di prova definito dal Centro di ricerca JRC della Commissione Europea.

Il protocollo prevedeva una prima serie di test con la vettura installata sul banco a rulli, ovvero secondo il ciclo omologato “NEDC cold” attualmente in vigore.

E’ stata anche svolta una successiva serie di test con la vettura guidata su pista: in alcuni casi si tratta di cicli di omologazione, in altri di cicli sperimentali volontariamente aggiunti dal MIT.

Sulla base dei test  non è stata riscontrata la presenza di dispositivi di manipolazione non consentiti dalla legislazione sulle emissioni inquinanti vigente nella UE (Regolamento 715/2007/CE), dispositivi cui la Volkswagen ha ammesso di aver fatto ricorso nei propri modelli.

Nella prova secondo l’originaria procedura di omologazione ciclo “NEDC Cold” i 18 veicoli hanno fatto registrare livelli di emissione compatibili con i dati di omologazione e quindi “in regola” con la vigente normativa di riferimento.

I diversi valori di emissioni riscontrati sono allineati con le norme citate ed in particolare in termini di: NOx (ossidi di azoto), di PM (emissioni di particolato in massa) e PN (emissioni di numero di particelle). 

E’ differente, come evidenziato anche negli altri report europei, il comportamento reale e su strada dei veicoli, ancorché secondo modalità oggi considerate a norma.

Evidenza già emersa da tempo e che verrà affrontata  con il nuovo ciclo di prova da settembre 2017, in laboratorio e su strada, adottato  dai Ministri Europei, con il convinto supporto del Governo Italiano.

Tutte le prove sono state condotte con la supervisione dei Tecnici del MIT del CPA di Napoli (11 veicoli) e del CPA di Torino (7 veicoli) ed alla presenza di responsabili individuati dalle case costruttrici dei veicoli di volta in volta soggetti a prova.

I test si sono svolti in laboratorio: all’Istituto Motori del Cnr a Napoli, per i primi, e, per i secondi, al laboratorio FCA di Torino – avente certificazione ISO 17025 e quindi riconosciuto come parte terza ai sensi della Direttiva 2007/46.

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